La Torre

La storia quasi millenaria di questo incredibile edificio emerge dalle iscrizioni, dagli stemmi e dai misteriosi simboli lasciati dai suoi antichi abitanti. Ma anche dall’arredamento, un pezzo di storia del design europeo e dell’arte italiana. Emilio Jesi, l’uomo che restaurò la Torre alla fine degli anni ’60, era un grande collezionista di quadri e sculture e un amante del design italiano ed europeo. Chiamò un famoso architetto, Franco Albini, che lasciò il suo segno moderno ed elegante che noi, ultimi eredi, cerchiamo di completare con rispetto della memoria e del tempo presente.

L’architettura

Alta 28 metri e suddivisa in cinque piani, la Torre è una costruzione con base quadrangolare a scarpata realizzata in selagite: la parte inferiore presenta una bicromia ottenuta con filari alternati di pietra chiara e scura. Le mura hanno uno spessore che varia dagli oltre tre metri della base ai due metri circa della parte più alta. Tra le fenditure situate sui lati, tutte ad arco e disposte in modo asimmetrico, particolare interesse rivestono i due oculi rivolti strategicamente uno verso la Fortezza di Volterra e l’altro verso la Rocca Sillana.

La storia

La Torre di Montecatini fu costruita nella prima metà del XIV per volontà della famiglia Belforti di Volterra, che ne affidò la realizzazione al mastro di pietre Ghetto da Buriano. Da vari indizi si evince che già nell’XI secolo fosse presente, lì dove sorge quella attuale, una precedente versione della torre, probabilmente di dimensioni più ridotte. Si pensa infatti che la torre facesse parte, già nell’XI secolo, di una più vasta opera di fortificazione che comprendeva una cinta muraria e alcune torri minori. L’opera dei Belforti a Montecatini si inscrive nella scalata al potere di questa famiglia che, dopo una lunga contesa con la famiglia rivale degli Allegretti, nel 1340 conquistò la signoria di Volterra. La parabola della dinastia si concluse tuttavia molto presto: nel 1361 Bocchino Belforti perse l’appoggio di Firenze e venne impiccato dai Volterrani con l’accusa di aver tradito la città vendendola ai Pisani per 32.000 fiorini. I Belforti furono cacciati da Volterra che cadde, tra alterne vicende, sotto il controllo fiorentino. Stessa sorte toccò alla Torre di Montecatini.

Nei secoli successivi la Torre fu sede dei capitani inviati dai Comuni di Volterra e di Firenze, appartenne ai Pannocchieschi, agli Inghirami e ai Rochefort.

Nel ‘700 veniva descritta come seriamente danneggiata dai fulmini e dall’usura del tempo.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu usata dai Montecatinesi come rifugio durante i bombardamenti, venne colpita dai cannoni a più riprese e fu ulteriormente danneggiata. Nonostante tutto, la struttura è sempre rimasta solida. Gli anziani del paese raccontano che, fino al restauro, è sempre stato possibile, anche se rischioso, arrivare fino in cima.

Il restauro

Alla fine degli anni ‘60 la Torre fu acquistata da Emilio Jesi, industriale del caffè e proprietario dell’omonima azienda, Caffè Jesi, nata a Milano nel 1848. Appassionato di arte contemporanea, Emilio Jesi fu grande mecenate e la sua collezione è tuttora ospitata nella pinacoteca di Brera a Milano.

Jesi era affascinato dall’idea di restaurare un bene così antico, di realizzare un’opera di pubblico interesse che lo Stato italiano non sembrava in grado di completare. Ammiratore dell’architettura razionalista di Franco Albini e appassionato di design, Jesi affidò la direzione dei lavori al celebre architetto e designer. Fu necessario riaprire una cava di pietra e ingaggiare una squadra di scalpellini.

Il restauro non portò modifiche di rilievo né all’esterno né all’interno. Ma la mano di Albini è ben visibile nell’arredamento: uno stile sobrio e solenne con elementi semplici, tipici dell’architettura industriale che si mescolano a pezzi del miglior design italiano ed europeo.

Tra i pezzi di maggior pregio troviamo la poltrona “Margherita” dello stesso Albini, un’opera esposta nei principali musei di design del mondo, le lampade “Gatto” di Castiglioni, “Fantasma” di Tobias Scarpa, “l’Ala d’Angelo” di Alvaar Alto e la “1094” di Gino Sarfatti. Ci sono poi le poltrone e le sedie da regista di McGuire, il vassoio a foglia di Tapio Wirkkala e pezzi di artigianato di pregio come le leggerissime sedie chiavarine o l’appendiabiti di Thonet.

La Torre venne concepita come un tempio della bellezza e secondo questo spirito è stata conservata negli anni. Nell’estate del 2012 sono stati ristrutturati i bagni: l’architetto Spartaco Paris, docente di Tecnologia dell’Architettura presso il Politecnico di Bari, ha concepito il progetto seguendo le linee di Albini, aggiornando le strutture secondo le mutate esigenze di comfort: sono state modernizzate le docce e grazie a un’attenta disposizione degli elementi è stato ricavato più spazio. Il secondo intervento di rilievo è stato effettuato sull’impianto elettrico, per adeguarlo ai più moderni standard di sicurezza e per consentire che ogni stanza fosse raggiunta da un collegamento internet wireless satellitare. L’ultimo intervento è del 2020, firmato questa volta dall’architetto Antonella Rossetti, finalizzato a razionalizzare gli spazi, a rendere indipendenti le stanze dal passaggio verso la terrazza e a rinfrescare e rinnovare le camere.