La Torre

Alta 28 metri, suddivisi in cinque piani, è una costruzione con base quadrangolare a scarpata, realizzata in selagite: la parte inferiore presenta una bicromia ottenuta con filari alternati di pietra chiara e scura. Le mura hanno uno spessore che varia da oltre tre metri alla base a più di due metri in alto. Tra le aperture situate sui lati, tutte ad arco e disposte in modo asimmetrico, particolare interesse rivestono due oculi strategicamente rivolti, uno verso la Fortezza di Volterra e l’altro verso la Rocca Sillana.

La storia

La Torre di Montecatini fu costruita nella prima metà del XIV per volontà della famiglia Belforti di Volterra, che ne affidò la realizzazione al mastro di pietre Ghetto da Buriano.

Da vari indizi si evince che una precedente versione della torre, probabilmente di dimensioni più ridotte, fosse presente lì dove sorge quella attuale, già nell’XI secolo.

La torre faceva parte, probabilmente già nell’XI secolo, di una più vasta opera fortificazione che comprendeva una cinta muraria e alcune torri minori. (immagine castello)

L’opera dei Belforti a Montecatini si inscrive nella scalata al potere di questa famiglia, che dopo una lunga contesa con la famiglia rivale degli Allegretti, nel 1340 conquistò la signoria di Volterra. (iscrizione Belforti)

La parabola della dinastia si concluse però molto presto: nel 1361 Bocchino Belforti perse l’appoggio di Firenze e venne impiccato dai Volterrani che lo accusavano di aver tradito la città vendendola ai Pisani per 32.000 fiorini.

I Belforti furono cacciati, da Volterra che cadde, tra alterne vicende, sotto il controllo fiorentino, e così la torre di Montecatini.

Nei secoli successivi la Torre fu anche sede dei capitani inviati dai Comuni di Volterra e di Firenze, appartenne ai Pannocchieschi, agli Inghirami ed ai Rochefort.

Nel ‘700 viene descritta come seriamente danneggiata dai fulmini e dall’usura del tempo.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu usata dai Montecatinesi come rifugio durante i bombardamenti, venne colpita a più riprese da colpi di cannone (…) e ulteriormente danneggiata, anche se la struttura rimase solida e gli anziani del paese raccontano che fino al restaruro è sempre stato possibili, anche se rischioso, arrivare fino in cima.


Il restauro

Alla fine degli anni ’60 la torre fu acquistata da Emilio Jesi, un commerciante di caffè (il caffè Jesi), collezionista d’arte contemporanea (la collezione Jesi è nel museo di Brera a Milano) e zio per parte di madre dell’attuale proprietario, il pittore e poeta Daniele Bollea.

Jesi era affascinato dall’idea di restaurare un bene così antico, di realizzare un’opera di pubblico interesse che lo Stato italiano non sarebbe stato in grado di completare.

Ammiratore dell’architettura razionalista di Franco Albini e appassionato di design, Jesi affidò la direzione dei lavori al celebre architetto e designer.

Fu necessario riaprire una cava di pietra e ingaggiare alcuni scalpellini che fossero in grado di lavorare le facce delle pietre.

Il restauro non portò modifiche di rilievo nè all’esterno nè all’interno.

La mano di Albini è visibile nell’arredamento: uno stile sobrio e solenne, un mix di elementi semplici, tipici dell’architettura industriale, e di pezzi del miglior design italiano.

C’è la poltrona Margherita dello stesso Albini, un’opera esposta nei principali musei di Design del mondo e abbinata nella torre ad un al tavolo radar sempre in giunco; ci sono le lampade Gatto di Castiglioni e Fantasma di Tobias Scarpa, due sgabelli disegnati da Albini solo per la torre per osservare il panorama e molto altro, dai comodini alle sedie, dai letti alle poltrone.

La Torre venne concepita come un tempio della bellezza e secondo questo spirito è stata conservata negli anni.

Nell’estate del 2012 sono stati ristrutturati i bagni: l’architetto Spartaco Paris, docente di Tecnologia dell’architettura presso il Politecnico di Bari, ha concepito il progetto seguendo le linee di Albini, ma aggiornando le strutture secondo le mutate esigenze di comfort: le docce sono state migliorate ed è stato ricavato più spazio con un’attenta disposizione degli elementi.

Il secondo intervento di rilievo è stato effettuato sull’impianto elettrico: oltre ad un notevole incremento della sicurezza, sono state perfezionate la rete internet, che ora permette un collegamento wireless in ogni stanza e quella satellitare.